Note al Capitolo Otto.

(1). Vedi capitolo Due, 8, e capitolo Sette, 6.

(2). Vedi capitolo Uno, 3.

(3).  Ricordiamo  il  pensiero  di N.  G.  Cernysevskij,  D.  I.
Pisarev, N. A. Dobroljubov.

(4). Vedi capitolo Nove, 3, pagine 244-247.

(5).  F. M. Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, traduzione di  T.
Landolfi,  introduzione  di  A. Moravia,  Rizzoli,  Milano,  1975,
pagina 49.

(6). Ivi, pagina 54.

(7). Ivi, pagina 46.

(8). Ivi, pagina 45.

(9).  Ivi,  pagina  54.  L'idea  del  Palazzo  di  cristallo  fu
suggerita   a   Dostoevskij  dalla  sua   visita   all'Esposizione
Universale di Londra nel 1862.

(10). Ivi, pagina 32.

(11). F. M. Dostoevskij, Il diario di uno scrittore, traduzione  e
introduzione di E. Lo Gatto, Sansoni, Firenze, 1963, pagina  1299.
Confronta  J.  G. Fichte, volume secondo, capitoloQuattordici,  2,
pagine 415-416.

(12).  ...  ma  la loro epoca storica  passata  ed    difficile
immaginarsi oggi qualcosa di pi retrogrado (ivi, pagina 716).

(13).  F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, Garzanti,  Milano,
1979, libroV, capitolo quarto, pagina 250.

(14). Ivi, pagina 254.

(15).  L.  Feuerbach,  L'essenza del  cristianesimo,  Feltrinelli,
Milano, 1971, pagina 278.

(16). Si veda, ad esempio, il duro giudizio sulla borghesia e  sul
capitalismo francese e inglese, che troviamo in Note invernali  su
impressioni estive, Editori Riuniti, Roma, 1984, capitoli  quinto-
settimo.

(17). F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, citato, pagina 280.

(18).  F. M. Dostoevskij, I demoni, Garzanti, Milano, 1977. Alcuni
ritengono che sarebbe pi corretto tradurre il termine russo  besy
con indemoniati, o comunque con demni, e non con dmoni.

(19).  F.  M.  Dostoevskij,  I fratelli Karamazov,  citato,  libro
quinto, pagina 263 e seguenti

(20).  Vissarion  Grigorevic  Belinskij  (1810-1848).Filosofo   e
critico,   fu   uno  dei  maggiori  rappresentanti  del   pensiero
democratico   russo  dell'Ottocento:  Quel   Belinskij   che   da
Schelling, da Hegel e da Fichte arriv fino a Feuerbach  e  super
Feuerbach,  percorrendo la stessa strada, che avevano percorso  in
Germania  Marx ed Engels (G. Berti e M. B. Gallinaro, a cura  di,
Il  pensiero democratico russo del diciannovesimo secolo, Sansoni,
Firenze, 1950).

(21).  Confronta F. M. Dostoevskij, I demoni, citato, pagina  252;
confronta  anche  F. M. Dostoevskij, L'idiota,  Garzanti,  Milano,
1978, pagina 686 e seguenti

(22). Vedi capitolo Due, 8, pagine 68-70.

(23).  Oltre  ai  rivoluzionari  che  abbiamo  gi  ricordato  nel
capitolo Due, 8, dobbiamo qui fare il nome di M. A. Bakunin (1814-
1876).  Costretto ben presto all'esilio (dal 1844  al  1857    in
Francia,  dal 1864 al 1867 in Italia), si era subito inserito  nel
gruppo  della Sinistra hegeliana ed aveva partecipato al dibattito
filosofico  interno  al gruppo con un suo apporto  personale,  che
esaltava  il momento dialettico della negativit. La sua posizione
 riassumibile in una frase, diventata poi famosa, contenuta in un
articolo  da lui scritto nel 1842: Il pthos della distruzione  
un  pthos  creativo. La dottrina di Feuerbach su Dio, come  idea
alienante, lo aveva entusiasmato. Per lui il nemico dell'uomo  era
il  Potere,  che  per natura non poteva essere che opprimente.  Il
potere,  a  sua  volta, si esprimeva nelle strutture  dello  Stato
(scritto  sempre con la maiuscola), il quale aveva in dio  (parola
che  invece egli scriveva sempre con la minuscola) il suo  maggior
sostegno. Quindi la lotta per l'affermazione, per la libert,  per
la realizzazione dell'uomo veniva a coincidere con la lotta contro
Dio (antiteismo) e contro lo stato (anarchia). Questa lotta contro
Dio  assumeva negli scritti di Bakunin il tono di una crociata (in
particolare nell'opera dio e Stato, terminata nel 1871,  ma  della
quale ampi stralci circolavano da tempo). Il signor Sabaoth  (la
parola   ebraica   sbaoth    usata   per   indicare   il   capo
dell'esercito;  in questo modo Bakunin era solito  chiamare  Dio)
era  immaginato dal rivoluzionario russo stare sempre dalla  parte
dello  stato. In modo particolare ci era evidente per lui  quando
la polizia, benedetta dai preti di tutte le religioni, sparava sul
popolo oppresso; e ci avveniva tutte le volte che il popolo osava
protestare e ribellarsi. Bakunin era solito parafrasare  Voltaire,
che   aveva   affermato:  Se  Dio  non  ci  fosse,   bisognerebbe
inventarlo,   con  le  seguenti  parole:  Se   dio   ci   fosse,
bisognerebbe abolirlo. La sua idea di Dio era tratta dal  Vecchio
Testamento;  egli  se lo raffigurava crudele e vendicativo.  Anche
verso  Ges Cristo il suo atteggiamento era duro e violento;  egli
se  lo  raffigurava come un vagabondo perditempo, degno di  essere
messo  in prigione. Influenzato da Feuerbach, Bakunin aveva voluto
dare  un  suo contributo ai tentativi di dimostrazione  della  non
esistenza di Dio. Il suo ragionamento era: Se dio esiste,  l'uomo
  uno  schiavo,  quindi dio non esiste. Bakunin  aveva  numerosi
seguaci  in Russia, che propagandavano le sue idee e le sue  opere
con  notevole successo, soprattutto fra i giovani. Uno  di  questi
era   S.  G.  Necaev  (1847-1882),  autore  del  Catechismo   del
rivoluzionario,  opera  a  cui Dostoevskij  si  era  ispirato  per
scrivere  I demoni. Dostoevskij scrisse La leggenda anche pensando
ai seguaci di Bakunin: per far comprendere che la loro idea di Dio
era  errata,  che  il Dio del cristianesimo  non  solo  non    un
pericolo  per  la  libert dell'uomo, ma ne   il  sostegno  e  il
garante contro il potere politico (Date a Dio quello che  di Dio
e  a Cesare quello che  di Cesare) e contro le tentazioni insite
nell'uomo  stesso (l'asservimento al potere per  il  pane  e  il
rifiuto  della  responsabilit,  collegata  alla  libert).   Ges
Cristo, il Dio-uomo, che invece di venire in potenza sceglie  la
strada  della croce, vuole un rapporto con l'uomo fondato  sulla
propria  debolezza e sulla di lui libert. Egli sceglie di  essere
debole  di fronte al potere dello Stato (rappresentato da Pilato),
perch  vuole - anzi, esige - dagli uomini una scelta libera  come
base  del  rapporto  fra lui e loro. E il Grande  Inquisitore  gli
rinfaccia  come colpa di non essere sceso dal patibolo, davanti  a
tutti,  per rendere manifesta la propria potenza; cos gli  uomini
sarebbero  stati  costretti a credere in  lui.  La  concezione  di
Dostoevskij  dunque l'opposto di quella di Bakunin: Se  Dio  non
esiste,  l'uomo   destinato ad essere schiavo,  e  cade  vittima
della  tentazione  del  Grande Inquisitore e dell'Anticristo.  Non
sono  gli  uomini a pretendere la libert contro  Dio,  ma  Dio  a
pretenderla  da  loro contro le loro debolezze. Anzi,  coloro  che
rifiutano  Dio,  anche se credono di farlo per il bene  dell'uomo,
finiscono inevitabilmente per asservirlo, come vuole dimostrare La
leggenda.  Ges Cristo  il garante dell'amore di Dio  per  l'uomo
come  essere  libero:  il garante del fatto che Dio considera  la
libert dell'uomo un valore supremo.

(24).  F.  M.  Dostoevskij, Il diario di  uno  scrittore,  citato,
pagina 198.

(25).  F.  M. Dostoevskij, I demoni, citato, pagina 253; confronta
anche pagina 137.

(26). Confronta ivi, pagina 78.

(27).  F.  M.  Dostoevskij, Il diario di  uno  scrittore,  citato,
pagine 1014-1015.

(28).  Ivi,  pagina  798; confronta anche  F.  M.  Dostoevskij,  I
demoni, citato, pagina 410.

(29).  Confronta F. M. Dostoevskij, Note invernali su  impressioni
estive, citato, pagina 72 e seguenti

(30).   Confronta  La  vita  dello  starets  Zosima,  in   F.   M.
Dostoevskij,  I fratelli Karamazov, citato, libro sesto,  capitolo
secondo, pagina 305 e seguenti

(31).  In  questo, Dostoevskij riecheggia la critica al socialismo
elaborata da H. Spencer; vedi capitolo Tre, 2, pagine 105-106.

(32).  F.  M.  Dostoevskij, I demoni, citato, pagina  407.  Questa
affermazione  del  personaggio  di Dostoevskij  sembra  essere  un
approfondimento  critico  della  definizione  che  del  socialismo
avevano  fatto  Marx  ed Engels: L'associazione  nella  quale  il
libero  sviluppo di ciascuno  la premessa al libero  sviluppo  di
tutti;  non  certo che Dostoevskij abbia conosciuto le opere  di
Marx,  che  cominciarono ad avere larga diffusione in Russia  solo
negli  anni  Ottanta, grazie alle traduzioni  e  agli  scritti  di
Plechanov  (vedi capitolo Due, 8, pagine 68-70), ma non   neppure
da  escludere  che  le abbia lette, data la sua  lunga  permanenza
all'estero, soprattutto in Germania.

(33).  Confronta  La  leggenda  del  Grande  Inquisitore,  citato;
confronta  anche  F. M. Dostoevskij, Delitto e castigo,  Garzanti,
Milano,  1978, pagine 286-287 e  I demoni, citato, pagine 407-408,
422-423.

(34). Vedi capitolo Sette, 5, pagina 202.

(35). F. M. Dostoevskij, Delitto e castigo, citato, pagina 290.

(36). F. Nietzsche, Genealogia della morale, saggio primo, af. 16.

(37).  F.  Nietzsche, Al di l del bene e del male, af. 199,  Club
del  libro, La Spezia, 1984, pagina 121; confronta anche af.  200,
ivi, pagine 120-121.

(38).  Confronta  F. Nietzsche, La gaia scienza, Einaudi,  Torino,
1979, af. 125 pagine 123-124.

(39). F. M. Dostoevskij, I demoni, citato, pagine 657-659.

(40). Dostoevskij si rif qui alla tesi, cara agli illuministi del
secolo precedente (Hume, d'Holbach, eccetera), secondo la quale la
religione  nasce dal sentimento della paura. A sostegno di  questa
tesi  si  citavano i tanti episodi storici e mitologici del  mondo
classico,  che  mostravano  l'uomo primitivo,  terrorizzato  dalle
potenze  della  natura  -  che  n  comprendeva,  n  tanto   meno
controllava   -,  pronto  ad  inchinarsi  davanti   ad   esse,   a
divinizzarle e ad adorarle. L'uomo moderno ha imparato a conoscere
la  natura, a dominarla e a piegarla alle proprie esigenze; non la
teme  pi.  La  conclusione  logica  dovrebbe  essere  dunque   la
scomparsa  della  religione, e la fine della  paura  dell'uomo  di
fronte alla natura.

(41). F. M. Dostoevskij, I demoni, citato, pagine 117.

(42).  F. M. Dostoevskij, Diario di uno scrittore, citato,  pagine
695-696.

(43). Si ricordi che nella Gaia scienza (af.125) la scoperta della
morte  di  Dio  opera dell'uomo folle, il quale  -  dopo  avere
annunciato  l'evento straordinario ai presenti - viene  da  questi
deriso e sbeffeggiato.

(44). F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, citato, pagina 280.

(45). Ivi, pagina 681.

(46). Vedi capitolo Sette, 2, pagine 186-187, n. 42.

(47). Vedi ivi, 2, pagina 190.

(48). Confronta F. M. Dostoevskij, L'idiota, citato, pagina 312.

(49). Confronta, ivi, pagina 736.

(50). Ivi, Appendici, pagina 789.

(51). Vedi volume secondo, capitolo Uno, 3, pagine 24-25.
